Comunità cristiana e migranti -Lettera aperta a soci, presidenti parrocchiali e Assistenti

MIGRANTI E COMUNITÀ CRISTIANA

Quella dei migranti è una situazione sempre più presente nel mondo in cui viviamo.

Conosciamo bene, soprattutto negli ultimi due anni, l’ampiezza di questo fenomeno, che interpella sempre più tutto il continente europeo e le nostre coscienze. Di fatto, la presenza dei migranti e dei rifugiati interroga innanzitutto e seriamente le comunità nazionali e locali che li accolgono. Esse si trovano a gestire scenari complessi, sensibilità a volte contrastanti tra di loro in un clima di preoccupazione e di timore, se non addirittura di aperta ostilità. Tutto ciò rischia di rompere anche gli equilibri sociali e culturali della comunità.

Come fare perché l’integrazione diventi vicendevole arricchimento, apra percorsi positivi alle comunità e prevenga il rischio della discriminazione, del razzismo, del nazionalismo estremo o della xenofobia?

Come comunità e come singoli cristiani, siamo chiamati innanzitutto a non farci piegare dalla superficialità, dalla indifferenza, o peggio dal pregiudizio. Occorre impegnare le nostre coscienze ad un lavoro di conoscenza delle ragioni che determinano questi fenomeni che sembrano davvero fuori controllo e difficilmente gestibili.

La rivelazione biblica incoraggia l’accoglienza dello straniero, in quanto aprendo le porte a coloro che chiedono ospitalità, le apriamo a Dio e invita il credente ed ogni uomo di retta coscienza a vedere nel volto dell’altro i tratti di Gesù Cristo. Alla radice del Vangelo della misericordia l’incontro e l’accoglienza dell’altro si intrecciano con l’incontro e l’accoglienza di Dio: accogliere l’altro è accogliere Dio in persona!

Nel Consiglio diocesano di AC, sollecitati da questa complessa situazione, abbiamo più volte affrontato questo tema, alla luce dei pronunciamenti di Papa Francesco, dei Vescovi lombardi e del nostro Vescovo Francesco che ci sollecitano al coraggio profetico di un’accoglienza diffusa, all’impegno per cercare di capire le molte e complesse ragioni del fenomeno migratorio, allo sforzo di sensibilizzazione delle parrocchie e dei laici che vivono in esse ed infine al pensare a risposte di carità intelligente. Si comprende allora perché Papa Francesco e poi il Vescovo Francesco chiedano in maniera eloquente di perseguire l’obiettivo di mettere a disposizione spazi adeguati per ospitare i migranti sul territorio. Ci sostiene in questo cammino la convinzione che la presenza di poche unità nelle nostre comunità parrocchiali, favorisca un approccio più sereno da parte della popolazione e una convivenza più serenamente sostenibile da parte del volontariato (vedi anche pronunciamento delle Caritas Lombarde luglio 2015).

Si tratta in sostanza di creare le condizioni sociali e culturali che facilitino l’ospitalità e l’integrazione, in campo civile e istituzionale e soprattutto nelle comunità cristiane. L’Azione Cattolica in diverse diocesi sta collaborando in questo senso accanto a tanti uomini, donne e associazioni di “buona volontà” e può dare un contributo specifico alla formazione di coscienze cristiane attente all’oggi e ai problemi che ci interpellano come persone capaci di Vangelo e di Carità. A partire dall’invito ad andare “oltre la paura”, vincendo l’indifferenza, per costruire la pace. Non si tratta di un generico appello al “buon cuore”, ma è il tentativo di comprendere meglio il fenomeno della migrazione (su cui c’è tanta confusione e riguardo alla quale si diffondono facilmente i pregiudizi) per costruire un atteggiamento che dall’indifferenza ci porti all’accoglienza. Per questo occorre la capacità “governare” il fenomeno, invece che negarlo o rifiutarlo partendo dal costruire nelle nostre città e nei nostri paesi un clima sereno di dialogo e di apertura. È una responsabilità che abbiamo verso noi stessi, verso i nostri genitori e i nostri anziani affinché siamo degni di loro, verso i nostri figli e nipoti, perché possano crescere con il buon esempio degli adulti, con una mente aperta ed cuore pronti a farsi carico delle necessità di chi chiede aiuto.

Nessuno può sentirsi estraneo a queste vicende. Ciascuno di noi ha il compito di non lasciare prevalere l’indifferenza e la superficialità, ma di impegnarsi in prima persona, anche nei propri contesti locali, affinché la solidarietà e la sapienza prevalgano sull’egoismo e l’impulsività.

Perciò richiamiamo i soci e in particolare i Presidenti parrocchiali:

  • a organizzare, anche in accordo con le Amministrazioni locali e con le altre associazioni del territorio, incontri informativi che chiariscano la problematica dando un’informazione il più possibile reale, per poter attuare un discernimento adeguato e una accoglienza che non sia improvvisata o subita, ma voluta e accettata;
  • a essere “sentinelle vigili” per fare in modo che nelle parrocchie e nei loro consigli pastorali parrocchiali di cui fanno parte non venga lasciato in disparte un adeguato discernimento sulla questione di una accoglienza diffusa dei migranti, creando ponti tra comunità civile e comunità ecclesiale;
  • a fare in modo che a livello associativo parrocchiale ci sia una adeguata riflessione sul tema dell’accoglienza durante l’anno della Misericordia, supportata da una conoscenza corretta e documentata del fenomeno, utilizzando i documenti che sono disponibili e condivisi sul sito dell’AC diocesana o altri testi di riflessione per andare al di là dei semplici slogan o dei luoghi comuni, per prevenire ingiustificate paure e speculazioni a danno dei migranti;
  • ad attuare semplici percorsi di accoglienza dei migranti, per incontrare le persone reali che sono e che abitano nei nostri territori, favorendo la realizzazione di piccoli progetti associativi di vicinanza (corsi di italiano, incontri personali, incontri culturali, inviti o pranzi nelle proprie case…), anche in riferimento al progetto dell’Azione Cattolica Nazionale chiamato “Pozzo di Sicar”, presentato sul sito dell’AC Nazionale;

  • a tessere nella comunità un’opera di sensibilizzazione per togliere il velo dell’indifferenza che ci porta a pensare che questi grossi problemi presenti a livello mondiale non possano trovare risposte a livello locale, coinvolgendo tutti, dai più piccoli (attraverso ad esempio un percorso tra ACR e gruppi di catechismo parrocchiale con il Progetto “la Pace è di casa” proposto dall’Azione Cattolica Nazionale) fino ai giovani e agli adulti in modo unitario.

Certamente il nostro impegno non sarà risolutivo, ma certamente contribuirà a abbassare i toni del dibattito, a rendere le coscienze più mature e consapevoli. Noi per primi dobbiamo testimoniare che è possibile non cadere nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire e di aderire alla verità, nel cinismo che distrugge. Da sempre sappiamo che esperienze di umanità buona possono nascere anche nei momenti più difficili, dove sembra impossibile scorgere germi di vita e di futuro.

il Consiglio Diocesano di Azione Cattolica

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