don Antonio Seghezzi Venerabile

Accogliamo davvero con gioia e gratitudine la notizia che don Antonio Seghezzi ha avuto il riconoscimento delle virtù eroiche e viene riconosciuto dalla Chiesa come “Servo di Dio”. Continuiamo a chiedere la sua intercessione e preghiera.

O Dio grande e misericordioso in tutte le tue opere,
ti ringraziamo per il dono dei Santi.
Concedi a noi la gioia di vedere glorificato anche su questa terra,
il tuo servo don Antonio Seghezzi,
martire della fede e dell’obbedienza,
che, per tuo amore,
ha consumato la vita nel guidare i giovani alla santità
Insegnaci, sul suo esempio,
a correre sulle vie delle Beatitudini
nella totale fedeltà alle esigenze del nostro Battesimo
e della vocazione che ci ha dato,
secondo l’insegnamento della Chiesa.
Donaci la grazia che ti chiediamo
e fa’ che, insieme alla Vergine Maria,
sappiamo adorare in silenzio
il mistero della tua volontà e compierlo con generosità,
cooperando così alla salvezza di ogni uomo.
Amen.

Antonio Seghezzi, Sacerdote diocesano; nato il 25 agosto 1906 a Premolo (Italia) e morto a Dachau (Germania) il 21 maggio 1945.

Il Servo di Dio Antonio Seghezzi nacque il 25 agosto 1906 a Premolo (Bergamo, Italia). Dopo la laurea in Scienze sociali, nel 1925, entrò nel Seminario di Bergamo. Fu ordinato presbitero il 23 settembre 1929. Cominciò il suo ministero come coadiutore parrocchiale ad Almenno San Bartolomeo e, nel 1932, fu chiamato a insegnare Lettere nel ginnasio del Seminario vescovile. Nel 1935, fu nominato cappellano militare in Etiopia. Rientrato in Diocesi due anni dopo, venne nominato Segretario della Giunta diocesana di Azione Cattolica. La sua attività pastorale con i giovani e la fitta corrispondenza con quelli di Azione Cattolica impegnati sui fronti di guerra non furono gradite dalla polizia tedesca che lo arrestò il 4 novembre 1943. Venne processato e condannato a 5 anni di carcere, poi ridotti a 3, da scontarsi in Germania. Dapprima rinchiuso nelle carceri di Sant’Agata a Bergamo, fu trasferito il 23 dicembre 1943 al Forte San Mattia di Verona da cui, il 31 dicembre, fu deportato a Monaco di Baviera, nel carcere di Stadelheim. Il 15 febbraio 1944, giunse nel carcere di Kaisheim e, nel marzo dello stesso anno, venne ulteriormente trasferito a Löpsingen in una fabbrica di proiettili. Dopo una prima emottisi, il 20 giugno successivo, fu ricoverato nell’infermeria del carcere di Kaisheim, dove rimase circa dieci mesi. Il 23 aprile 1945 fu mandato a Dachau. Il 29 aprile 1945, il campo di concentramento di Dachau venne liberato dagli Alleati ma la salute del Servo di Dio continuò a peggiorare a causa della mancanza di cure e delle insopportabili condizioni subite nel lager, in particolare per il lavoro massacrante, la fame e l’insufficienza igienica.

Morì di tubercolosi il 21 maggio 1945 a Dachau (Germania).

Il Servo di Dio visse le virtù cristiane in forma eroica. La fede, fondamento della vita sacerdotale, lo conduceva a vedere in tutto la volontà del Signore e quindi a vivere ogni circostanza con un profondo senso della presenza di Dio. La fervorosa e impegnata attività apostolica era sostenuta da un grande amore per la Liturgia delle Ore, al riguardo della quale, già cinque mesi prima di essere ordinato sacerdote diceva: “Il breviario come è bello e caro, e con quale gioia di amore ai piedi del Tabernacolo a dirlo anche facendo sacrificio di metterci…e lasciare un poco la vita”. Visse eroicamente la virtù della speranza soprattutto nell’esperienza di prigionia, in particolare attraverso il canto nella cella e l’incoraggiamento ai compagni di detenzione.

L’eroico esercizio della carità verso Dio e verso il prossimo caratterizzarono l’intero vissuto umano e spirituale del Servo di Dio.

Servo di Dio Antonio Seghezzi

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